I ripescaggi del Bancario /111
La leggenda del grande statista
Narcomafie, luglio/agosto 2000
“Palermo: ritorna l’insufficienza di prove?”
Ci vogliono tempo e pazienza per capire la storia italiana degli ultimi quarant’anni. Un giorno bisognerebbe mettersi lì tranquilli, staccare il telefono e lasciare detto agli amici che si è via per lavoro per almeno un mese. E poi, sapendo che si tratterà di un’impresa difficile e ardimentosa, iniziare a leggere le migliaia e migliaia di pagine dell’istruttoria sul caso Ustica, i pesanti faldoni dei processi sulle stragi del 2 agosto a Bologna e di piazza Fontana, la chilometriche relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dall’on.Violante negli anni ’90, le valigie di atti relative all’omicidio del commissario Calabresi. Se non alla verità, certamente ci avvicineremmo a una maggiore comprensione di fatti che hanno inquinato il cammino democratico del nostro paese. Fra queste letture non dovrebbe mancare quella della sentenza con cui il Tribunale di Palermo ha assolto, il 23 ottobre 1999, il sen.Giulio Andreotti dall’accusa di partecipazione ad associazione mafiosa. E’ una “montagna” di 4.000 pagine che il periodico Narcomafie ha cercato di sintetizzare in un numero monografico. Oggi Andreotti è ritornato ad essere la star politica di un tempo, osannata e celebrata dapperttutto, una sorta di Madonna pellegrina che ha ripreso a pontificare sul’umana esistenza. Assolto per insufficienza di prove: questo è bastato per rielevarlo al rango di grande statista. Ma la sentenza dice cose pesantissime sull’Andreotti politico, che lasciano sconcertati, com’è sconcertante il silenzio fatto calare dai giornali sull’argomento. I giudici parlano, per pagine e pagine, dei rapporti con i cugini Salvo, dello strettissimo rapporto con l’on Lima e l’ex sindaco di Palermo Ciancimino, degli intrallazzi tesi a favorire Michele Sindona, tutti personaggi notoriamente legati a ambienti mafiosi. E’ vero che il tribunale di Palermo ha ritenuto tutto ciò non penalmente rilevante, ma la contiguità politica con ambienti mafiosi è innegabile e se anche i giudici, per giustificare i comportamenti di Andreotti parlano di “disattenzione e superficialità” o nel caso dell’amicizia negata con i Salvo di “volontà di mantenere intatta la propria immagine pubblica”, ciò non toglie che l’immagine politica del senatore ne esce gravemente compromessa. La leggenda del Grande Statista è ormai una barzelletta, e neanche tra le migliori
Avanti, o popolo, alla disfatta!
La Repubblica, 24 luglio 2000
“Bersani:’La sinistra si svegli, possiamo battere Berlusconi’”
E’ persino commovente lo spettacolo che leader e leaderini del centro sinistra stanno ofrrendo in questi mesi. Sembra di vedere un moribondo che cerca in tutti i modi di sfuggire a una morte segnata da tempo e che fa credere a parenti e amici di essere sano come un pesce. Tutto inutile, lo sappiano benissimo, noi, voi, loro. Questo prodigarsi, tra incomprensioni, dietrofront, “apriamo un dibattito”, “facciamo le primarie”, convergenze momentanee, alla ricerca di una linea comune e di un candidato alla presidenza del Consiglio per le prossime elezioni politiche del 2001 non serve assolutamente a nulla. Per carità, tutto legittimo e assolutamente comprensibile, perché desistere dalla lotta sarebbe ancora più grave, ma tutto, ripetiamo e pronti a qualsiasi scommessa, assolutamente inutile. La maggioranza degli italiani, che vuole godersi in santa pace i benefici del risanamento finanziario ed economico e non sopporta più che i miserabili della terra infestino le sue strade, ha ormai deciso di affidare le proprie sorti al cavaliere Berlusconi che la condurrà per mano verso le felici lande dell’agognata Terra delle Libertà e della Sicurezza, dove giudici e comunisti non avranno mai accesso. Ma aggiungiamo di più. Quello che si profila ai nostri orizzonti è un lungo periodo di dominio del centro-destra (d’altronde le regioni del Nord non sono già sotto il suo controllo da quattro anni, destinati, con la vittoria di giugno, a raddoppiare?) che non durerà solo una legislatura. Prepariamoci al peggio: Vittorio Sgarbi ministro dei Beni culturali e, perché no?, Previti a capo del dicastero della Giustizia. In compenso, sull’altro fronte ci sarà tempo di riorganizzarsi per bene, di chiarirsi le idee, di lasciar perdere Clemente Mastella, il cui contributo al caos che impera attualmente nelle fila del centro-sinistra è di vitale importanza.
Sbatti l’orco in prima pagina
La Stampa, 24 agosto 2000
“Pedofili, scontro sulla pubblicazione delle liste.Sondaggio La Stampa-Swg: il 68 per cento favorevole a rendere noti i nomi dei condannati”
E’ mancata solo un po’ di fantasia ai propugnatori delle liste dei pedofili e noi non ci lasciamo sfuggire l’occasione per lanciare una proposta rivoluzionaria dagli antichi sapori nazisti. Invece di uno sterile elenco di nomi, tra l’altro privo di foto o indicazioni più precise su chi viene messo alla gogna, perché non obblighiamo i pedofili che hanno subito una condanna definitiva e che sono oggi fuori del carcere a circolare con un simbolo appeso alla giacca e che in qualche modo identifichi il loro status perverso? Sarebbe molto più utile e terrebbe davvero lontano bambini e bambine dalle loro grinfie. Se questa è una battuta, dettata putroppo dai tristi segni dei tempi, non lo è affatto la proposta dell’onorevole Calderoli, segretario lombardo del Carroccio che promette d’inserire sul sito Internet della Lega l’elenco “di chi permette ai pedofili di esistere” e quindi pensiamo a un profluvio di nomi che comprenderà genitori, nonni, parenti di ogni ordine e grado, vicini di casa, Roma Ladrona, il centro-sinistra, qualche immigrato marocchino, Romano Prodi, chi si oppone alla devolution. Se la rabbia accecante delle famiglie che hanno visto un figlio cadere nella trappola tesa da una mente malata è più che comprensibile, è invece un insulto alla ragione la rozzezza con cui una parte dell’opinione pubblica vorrebbe affrontare la questione della pedofilia. Sbattere l’orco in prima pagina o al fondo di una prigione senza farsi carico di un suo recupero sotto il profilo psicologico (è interessante a questo proposito l’esperienza del centro torinese “Hans e Gretel) significa “carcerizzare” il problema (questo come tanti altri ) e buttare via le chiavi della cella, convinti di aver chiuso la questione. Sino alla prossima e ferma indignazione popolare, ovviamente
Lo Spirito soffia anche a Roma
Il Corriere della Sera, 19 agosto 2000
“Mezzo milione di ragazzi alla Via Crucis”
Ha ragioni da vendere la nostra Andreina Cafasso nel suo editoriale del numero scorso quando fa riferimento a un “atteggiamento laico” che dovremmo adottare quando ci confrontiamo con le posizioni degli altri. Significa liberarsi dalla maschera dell’ideologia per comprendere appieno le ragioni dei nostri avversari, di chi non la pensa come noi, esercizio quanto mai complesso e delicato che dovrebbe aiutarci a capire che non tutto il bene viene da una parte (cioè la nostra) mentre il male s’annida solo sull’altra sponda. In quell’occasione si parlava di politica, ma il criterio è da estendersi anche in altri ambiti. E’ il caso, crediamo, del tanto discusso raduno giubilare dei giovani cattolici che hanno invaso le strade di Roma in nome della loro fede. Dicevamo del criterio laico, perché la nostra storica posizione di dissenso verso la gerarchia cattolica, che per il raduno ha messo in piedi una straordinaria e potente macchina organizzativa, potrebbe impedirci di sottolineare il lato positivo dell’evento, che c’è ed è innegabile. Due milioni di giovani hanno detto, in termini gioiosi, che per loro Cristo è importante, che desiderano un mondo nel quale parole come “giustizia” e “pace” non siano dei semplici enunciati e che quel papa polacco, pur nella sua severità e nei suoi forti toni dogmatici, a loro piace. Vogliamo criminalizzarli, deriderli, dire che erano semplici turisti alla ricerca di facili emozioni nella suggestiva Città eterna, trasportati in massa come un branco di pecore da parrocchi e movimenti religiosi? Be’, a nostro avviso, significherebbe insultare la nostra e la loro intelligenza e negare la patente di autenticità ad espressioni e sentimenti dettati dal cuore. Sappiamo benissimo che quella che è stata definita la “Woodstock cattolica” ha ingigantito a dismisura la già debordante figura di papa Woytyla, prossimo all’auto-beatificazione, e che qualcuno la strumentalizzerà – anzi, lo sta già facendo – per far credere che la Chiesa Cattolica gode di ottima salute e che è rimasta l’unico baluardo in un mondo affamato di riferimenti morali e spirituali. E potremmo aggiungere mille altre osservazioni critiche, sulle quali preferiamo sorvolare per dire che, comunque, lo Spirito Santo soffia da tutte le parti e non solo dove vogliamo noi.
www.Crack
La Repubblica, 22 agosto 2000
“Tra perdite e fallimenti declina l’Eldorado web”
Confessiamo di non essere particolarmente dispiaciuti per gli scricchiolii che si stanno registrando nel finora decantatissimo mondo di Internet, vera icona del nostro tempo, dove sembrava che qualsiasi attività produttiva avrebbe moltiplicato per mille i suoi profitti, facendo sempre meno ricorso a esseri umani in carne e ossa. Negli Stati Uniti diverse società nate in funzione della Rete stanno fallendo, in particolare quelle legate al commercio elettronico, e lo stesso trading on-line – la possibilità di operare in Borsa stando tranquillamente a casa – ha una diffusione assai meno capillare di quanto si potesse prevedere. Uno dei più celebri magnati dell’informazione finanziaria mondiale, Michael Bloomberg, che guida un impero di 2 miliardi di dollari a questo proposito è perentorio: “Internet è uno strumento […] e non bisogna confondere una nuova tecnologia con una rivoluzione […] L’economia della Rete era basata anche sull’idea che era nato un nuovo paradigma economico e non c’era più bisogno di nuova gente, né delle infrastrutture delle grandi società. Non è vero” (L’Espresso, 31 agosto 2000). Nulla contro l’uso delle tecnologie, anche quelle più avanzate, ma l’idea che tutto ormai – dall’acquisto di due chili di mele alla prenotazione di un week-end a Frosinone – debba passare necessariamente per un computer e un modem – rendendo il lavoro umano sempre più simile a un incidente di percorso – qualche obiezioncina dovrebbe sollevarla. Alla fine del suo ultimo spettacolo Beppe Grillo officia un rito liberatorio e distrugge un pc a colpi di martello. Proviamo a pensare a qualcosa di meno drastico.
FAUSTO CAFFARELLI
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