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Articoli taggati ‘acufeni’

Confessioni di passaggio /2

In questa perenne lotta con i miei acufeni può essermi d’aiuto pubblicare ogni tanto delle riflessioni? La scrittura, come si sente dire a volte, è anch’essa una forma di terapia? Non ho una risposta precisa. Diciamo che questo spazio che mi sto ritagliando è un modo per tirare fuori le mie angosce e le mie speranze, dando un rilievo pubblico affinché anche altri acufenizzati possano trarne qualche beneficio. Ieri sono stato malissimo – è l’inferno di cui parlavo nel post precedente – e la giornata di lavoro mi è sembrata eterna, nel suo incalzare, minuto dopo minuto, di colloqui con i clienti (lavoro in banca), di scontri / incontri con la mia direttrice e di un continuo affastellarsi di pensieri sul mio stato di salute. In queste giornate-no, e non sono poche, concentrarsi è pressoché impossibile e non rimane che attendere la sera, per andare a dormire, confidando in un domani che sia più accettabile. Oggi fischi sempre presenti, meno incalzanti, ma pur sempre fastidiosi. Alle 19,15 ho una visita con l’ennesimo otorino per confrontarmi sulla terapia TRT, ma mi spiegherò meglio in un prossimo post.

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Confessione di passaggio/ 1

febbraio 28, 2012 Lascia un commento

Lo so. Una volta scrivevo molto più su questo blog. Avevo più voglia, forse, e soprattutto non ero ossessionato dagli acufeni, questo tormento che mi accompagna ormai da 6 anni. Ho provato a raccontare in qualche post la mia odissea, ma l’ho fatto in modo poco chiaro e lasciando sempre i discorsi a metà. Quello che voglio dire, lettore che passi da qui, è che io conosco l’inferno e non è un bel posto, credimi. Sono le giornate nelle quali mi sembra di avere un’orchestra in testa (e lo capisco già dal primo mattino), senza che possa far nulla per contrastare i rumori assordanti che mi tolgono il piacere di vivere. Sto cercando una cura che attenui il disturbo e quella che al momento sto seguendo – sostanzialmente a base di neurofarmaci – mi sta regalando qualche giornata di sollievo. Solo che ogni tanto ricado nell’inferno, l’angoscia mi assale e si allontana il ricordo dei miglioramenti che mi sembrava di aver ottenuto. Poi una giornata buona ridà fiato alle speranze, in una continua altalena di stati d’animo. Non mollo, stringo i denti e continuo a cercare un po’ di quiete. La merito, e come me tutti quegli acufenizzati ai quali la medicina sa solo dire di convivere con un disturbo che toglie il fiato.

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Scusate se parlo di acufeni /1

febbraio 4, 2011 Lascia un commento

Non mi sono mai piaciuti i blog-diari, nei quali l’unica preoccupazione di chi scrive è quella di raccontare quanto accade nel suo piccolo “orto” personale, come se attorno a lui il mondo non esistesse. Il blog come sfogatoio, insomma, un po’ autoreferenziale e con quel tanto di narcisismo che caratterizza ogni scrittura che si manifesta pubblicamente.

Mi trovo costretto a trasgredire a questa mia regola aurea per una vicenda che mi sta a cuore e che riguarda il mio stato di salute.
Voglio parlarne e scriverne come forma di autoterapia (la scrittura-farmaco), con la presunzione anche che possa d’essere d’aiuto alle migliaia di persone che si trovano in una condizione analoga alla mia.
Sto parlando di acufeni, quei fastidiosi ronzii, rumori e altre diavolerie sonore, che a un certo punto entrano nella tua vita e la devastano, al punto da condizionare pesantemente vita sociale, rendimento lavorativo e serenità interiore.
Per quanto mi riguarda la storia inizia nel dicembre 2006. In quel periodo mi stavo dando alla meditazione, senza alcun aggancio a gruppi particolari. Mi ero creato, quotidianamente, un mio spazio personale di alcuni minuti, durante il quale lasciavo vagare in libertà la mia mente, ripetendo un mantra (breve formula sonora) che mi accompagnava in questo viaggio interiore. La cosa sembrava funzionare, senonchè un giorno, all’improvviso, iniziai a sentire un fruscio, via via sempre più fastidioso, al punto tale da non sopportare più il silenzio, un silenzio, invece, che sino ad allora aveva rappresentato un’oasi ristoratrice dentro quel fracasso quotidiano che contraddistingue la vita di tutti.

E fu subito crollo, probabilmente anche perchè sono un po’ ipocondriaco e, a volte, tendo a interpretare in chiave catastrofica i segnali che arrivano dal corpo.
I primi tre mesi furono terribili. Iniziai a navigare in Rete alla ricerca di notizie ed il quadro, all’epoca, era sconfortante. Nei vari forum leggevo di persone disperate che si trascinavano il disturbo da anni, addirittura sull’orlo del suicidio. Mi ricordo, in particolare, di B.C. (eviterò sempre, per rispetto alla loro privacy, di citare per nome e cognome le persone coinvolte) sentito telefonicamente. Addirittura aveva fatto il giro dell’Europa alla caccia di un medico che gli desse una risposta salvifica, che alla fine era sempre la solita: acufeni? Sfortunato te, non c’è nulla da fare. Non pensarci, cerca di convivere con il tuo “martello pneumatico”, 300 euro, grazie a arrivederci.
Il rumore in testa era devastante – o perlomeno lo percepivo tale – e iniziai il giro degli otorini / neurologi / ortopedici / dentisti /con relativi esami, controlli e controlli dei controlli, alla ricerca di una causa possibile Esito: negativo. Udito pressochè perfetto, encefalo a posto, analisi del sangue nella norma – a parte i soliti colesterolo e trigliceridi un pò fuori dai limiti -, artrosi cervicale contenutissima (ho 46 anni), neurinoma del nervo acustico da escludere, sclerosi multipla pure e sorvolo su altre patologie indagate, che presentano l’acufene come sintomo. In un articolo di una rivista scientifica statunitense si arriva a ipotizzarne 16mila (sì, avete letto bene, sedicimila…). Ora, è noto che gli americani del nord tendono a esagerare, ma anche se fossero 6.000 oppure 600, sono comunque tante e non basta una vita – e non esistono attualmente gli strumenti diagnostici – per esplorarle tutte.

La prima terapia prescrittami fu un ciclo di due mesi a base di Tiobec, uno dei tanti integratori che imperversano nelle farmacie. Risultato zero ed io bloccato a letto, in preda all’angoscia, con famiglia, amici, amiche e colleghi preoccupati non poco per il mio precario stato di salute.

(continua)

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