Non mi sono mai piaciuti i blog-diari, nei quali l’unica preoccupazione di chi scrive è quella di raccontare quanto accade nel suo piccolo “orto” personale, come se attorno a lui il mondo non esistesse. Il blog come sfogatoio, insomma, un po’ autoreferenziale e con quel tanto di narcisismo che caratterizza ogni scrittura che si manifesta pubblicamente.
Mi trovo costretto a trasgredire a questa mia regola aurea per una vicenda che mi sta a cuore e che riguarda il mio stato di salute.
Voglio parlarne e scriverne come forma di autoterapia (la scrittura-farmaco), con la presunzione anche che possa d’essere d’aiuto alle migliaia di persone che si trovano in una condizione analoga alla mia.
Sto parlando di acufeni, quei fastidiosi ronzii, rumori e altre diavolerie sonore, che a un certo punto entrano nella tua vita e la devastano, al punto da condizionare pesantemente vita sociale, rendimento lavorativo e serenità interiore.
Per quanto mi riguarda la storia inizia nel dicembre 2006. In quel periodo mi stavo dando alla meditazione, senza alcun aggancio a gruppi particolari. Mi ero creato, quotidianamente, un mio spazio personale di alcuni minuti, durante il quale lasciavo vagare in libertà la mia mente, ripetendo un mantra (breve formula sonora) che mi accompagnava in questo viaggio interiore. La cosa sembrava funzionare, senonchè un giorno, all’improvviso, iniziai a sentire un fruscio, via via sempre più fastidioso, al punto tale da non sopportare più il silenzio, un silenzio, invece, che sino ad allora aveva rappresentato un’oasi ristoratrice dentro quel fracasso quotidiano che contraddistingue la vita di tutti.
E fu subito crollo, probabilmente anche perchè sono un po’ ipocondriaco e, a volte, tendo a interpretare in chiave catastrofica i segnali che arrivano dal corpo.
I primi tre mesi furono terribili. Iniziai a navigare in Rete alla ricerca di notizie ed il quadro, all’epoca, era sconfortante. Nei vari forum leggevo di persone disperate che si trascinavano il disturbo da anni, addirittura sull’orlo del suicidio. Mi ricordo, in particolare, di B.C. (eviterò sempre, per rispetto alla loro privacy, di citare per nome e cognome le persone coinvolte) sentito telefonicamente. Addirittura aveva fatto il giro dell’Europa alla caccia di un medico che gli desse una risposta salvifica, che alla fine era sempre la solita: acufeni? Sfortunato te, non c’è nulla da fare. Non pensarci, cerca di convivere con il tuo “martello pneumatico”, 300 euro, grazie a arrivederci.
Il rumore in testa era devastante – o perlomeno lo percepivo tale – e iniziai il giro degli otorini / neurologi / ortopedici / dentisti /con relativi esami, controlli e controlli dei controlli, alla ricerca di una causa possibile Esito: negativo. Udito pressochè perfetto, encefalo a posto, analisi del sangue nella norma – a parte i soliti colesterolo e trigliceridi un pò fuori dai limiti -, artrosi cervicale contenutissima (ho 46 anni), neurinoma del nervo acustico da escludere, sclerosi multipla pure e sorvolo su altre patologie indagate, che presentano l’acufene come sintomo. In un articolo di una rivista scientifica statunitense si arriva a ipotizzarne 16mila (sì, avete letto bene, sedicimila…). Ora, è noto che gli americani del nord tendono a esagerare, ma anche se fossero 6.000 oppure 600, sono comunque tante e non basta una vita – e non esistono attualmente gli strumenti diagnostici – per esplorarle tutte.
La prima terapia prescrittami fu un ciclo di due mesi a base di Tiobec, uno dei tanti integratori che imperversano nelle farmacie. Risultato zero ed io bloccato a letto, in preda all’angoscia, con famiglia, amici, amiche e colleghi preoccupati non poco per il mio precario stato di salute.
(continua)
Like this:
Be the first to like this post.
Commenti recenti