Titolo:Morire nel deserto Autore:Fabrizio Gatti Fonte:L’espressoon line Data:14 gennaio 2010
Sintesi:un video girato con un telefonino il 16 marzo 2009 e pervenuto al settimanale L’espresso rivela come muoiono gli immigrati che non sbarcano più a Lampedusa, bloccati dall’accordo Roma- Tripoli. Riconsegnati al deserto, uomini e donne cadono giù sfiniti, affamati e assetati.
Le mani nere sollevate ad afferrare l’aria. Pochi passi oltre, il vento sulla camicia anima la smorfia dell’ultimo respiro di una donna. E subito accanto, il corpo di un ragazzo ancora chino nella preghiera da cui non si è mai rialzato. Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa. Bloccati in Libia dall’accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto. Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine. A volte sono obbligati a proseguire a piedi: fino al fortino militare di Madama, piccolo avamposto dell’esercito del Niger, 80 chilometri più a Sud. Altre volte si perdono. Cadono a faccia in giù sfiniti, affamati, assetati senza che nessuno trovi più i loro cadaveri. Un filmato però rivela una di queste stragi. Un breve video che ‘L’espresso’ è riuscito a fare uscire dalla Libia e poi dal Niger. Un’operazione di rimpatrio andata male. Undici morti. Sette uomini e quattro donne, da quanto è possibile vedere nelle immagini. Continua a leggere…
Titolo:Se questi sono uomini Autore: Barbara Spinelli Fonte:La Stampa Data: 10 gennaio 2010
Sintesi:Il futuro comincia a Rosarno, perchè i principali problemi della nostra società si addensano qui e la risposta non è certo un’identità monoculturale da ritrovare. Ci nutriamo volontariamente di menzogne, quando diciamo che quest’oscenità nasce dall’eccessiva tolleranza verso i clandestini. Abbiamo chiamato noi gli africani a raccogliere aranci, consci che nessuno lo farà a quel prezzo e per tante ore. Le rivolte di questi giorni discendono dal fallimento dello Stato e lo rivelano.
Il futuro in cui siamo già immersi comincia nella piana di Gioia Tauro: a Rosarno in provincia di Reggio Calabria (un’autentica guerriglia urbana è ancora in corso), come a Castel Volturno e a Reggio stessa, dove la ’ndrangheta ha voluto intimidire i magistrati con un attentato alla procura generale. Il futuro comincia a Rosarno perché i principali problemi della nostra civiltà si addensano qui: le fughe di intere popolazioni dalla povertà e dalle guerre (guerre spesso scatenate dagli occidentali, generatrici non di ordine ma di caos); le vaste paure che s’insediano come nebbie, intossicando la vita degli immigrati e dei locali; le cruente cacce al diverso; il dilagare di una mafia esperta in controllo mondializzato.
A ciò si aggiunga l’impossibilità di arrestare migrazioni divenute inarrestabili, perché da tempo non si trovano italiani e cittadini di Paesi ricchi disposti a fare, allo stesso salario, i lavori fatti da africani. Si aggiunga l’ipocrisia di chi crede che la risposta consista in un’identità monoculturale da ritrovare.
E la menzogna di chi non sopporta lo sguardo inquieto e assicura: abbiamo già praticamente vinto le mafie, Gomorra appartiene al passato, è «un vecchio film in bianco e nero», come dice Maroni. Non per ultimo, si aggiunga lo Stato che perde il controllo del territorio e il monopolio della violenza: i neri a Rosarno combattono contro ronde private di locali, infiltrate da ’ndrangheta e armate di fucili. Il pensiero della Lega è egemonico e le rivolte vengono associate, dal ministro Maroni, non alle mafie ma all’immigrazione clandestina che si promette di azzerare sanando ogni male. È inganno anche questo. Quando in Francia s’infiammarono le banlieue, nel novembre 2005, Romano Prodi disse che il fenomeno, mondiale, non avrebbe risparmiato l’Italia. Fu deriso e non creduto. Continua a leggere…
Capita anche in ambienti progressisti (figuratevi in certi bar della Brianza). Capita spesso che in un’amena conversazione qualcuno, a un certo punto, dica: “Io non riuscirei mai a vivere in un palazzo abitato da rumeni o marocchini”. Non sono così ingenuo nel sottovalutare i problemi dell’integrazione e so perfettamente che l’incontro tra stili di vita, culture e tradizioni diverse è un percorso ad ostacoli. Però, lo confesso pubblicamente, avrei mille volte più paura di avere come dirimpettaio Giulio Andreotti. Sono fatto così, che ci volete fare.
@Pajasu6 Siete dovunque! Alti e bassi...Da oggi aspettativa tre mesi. Sto provando ogni tipo di cura e spero di venirne fuori.
Un abbraccio! pubblicato3 weeks ago
@delma già fatta . trovami altro per i miei acufeni pubblicato1 month ago
@delma che me frega io ho tariffa Vodafone con 600 sms a disposizione pubblicato1 month ago
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