Titolo: Pasticciaccio ad alta velocità
Autore: Riccardo Bocca
Fonte: L’Espresso
Data: 9 ottobre 2009
Sintesi: In autunno partiranno i carotaggi esplorativi per la costruzione della Tav in Val di Susa, ma la materia è sempre più incadescente. Il governo non ha mantenuto le promesse seguite alla costituzione dell’Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione, guidato dall’architetto Mario Virano. Tutta la storia della Tav, in Italia, è fatta di soldi che non c’erano e che non sono mai arrivati.
Basta guardarsi attorno, per capire che aria tira. Basta alzare gli occhi a destra, appena infilata la Val di Susa, Piemonte vecchio stampo, quadrato, testardo e genuino, in cui primo secondo e caffè costano ancora 10 euro, e leggere la scritta che campeggia sul monte Musinè: “No Tav, no mafia“. Uno slogan ripetuto più volte, lungo i 90 chilometri che da Avigliana portano al confine francese. Ecco il comune di Sant’Ambrogio, poche case in fila sulla strada, con le bandiere No Tav che sventolano dai lampioni. Ecco Venaus, due passi più a nord, con la sua rabbia compressa in frasi come “Resistere per esistere“, “L’Alta velocità non si fa, punto e basta”, “Val di Susa libera”. Fino agli insulti, alle parole in spray nero sulla statale che recitano: “Virano viscido ruffiano“. Dove Virano di nome fa Mario, ed è l’architetto al vertice dell’Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione, tavolo di concertazione tra governo, regione ed enti locali voluto nel 2005 dal terzo governo Berlusconi. Una struttura sotto schiaffo, con i No Tav che ne invocano la chiusura e spezzoni di centro-sinistra tentati di dargli ragione.
C’è un brutto pensiero, che circola in queste ore per la Val di Susa. È il ricordo di quanto accaduto quattro anni fa, quando migliaia di cittadini si opposero fisicamente alla polizia e furono coperti di botte e manganellate. “Allora contestavano i sondaggi del terreno”, commenta Andrea Debernardi, ingegnere trasportista che rappresenta nell’Osservatorio la Comunità montana della bassa valle. “Adesso il problema è diverso: siamo alla vigilia di quest’opera colossale, ma il governo insiste a muoversi su un doppio registro. Da un lato firma impegni ufficiali per tutelare la valle, garantendo il dialogo a livello locale, dall’altro pare interessato soprattutto a scavare gallerie”.
Il peggio, per i valsusini. Nessuno di loro ha dimenticato l’incomprensibile serenità con cui, lo scorso 30 luglio, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha avviato la fase operativa dei lavori. “In autunno”, ha avvertito i sindaci, “partiranno i carotaggi esplorativi”. E sta mantenendo la parola. A metà novembre, un esercito di tecnici inizierà a trapanare la Val di Susa in 37 punti. “Dopodiché, quelli che oseranno criticare la Torino- Lione, verranno spacciati per nemici della modernità, contrari al famoso Corridoio 5 che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev”, prevede Angelo Tartaglia, docente di Fisica al Politecnico di Torino e membro dell’Osservatorio. “La verità è un’altra: molti amministratori, studiosi e cittadini della Val di Susa sono scettici, profondamente scettici sulla Tav, perché sanno di cosa si tratta. I politici nazionali, no: dicono “evviva, avanti tutta, lanciamoci verso la grande Europa”. Ma in totale ignoranza, pensando solo ai finanziamenti che si potranno ottenere”. Continua a leggere…
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